“Benaglia, negli anni appena trascorsi, ha elaborato a lungo questo tema; ne è sortita un’incredibile (ma poeticamente credibilissima) galleria dei tipi più singolari, generali iracondi, fanciulle trasognate, pupazzi usciti dalle forbici di un bambino fantasioso, dove tra un buco e un ritaglio si affacciava un mondo di vecchi quaderni di scuola, a righe, a quadretti, e svarioni ortografici trasudanti felici e malinconiche infanzie trascorse, ma in realtà, dietro quell’apparenza, tipi che coglievano acutamente sentimenti e psicologie. Nell’ “a solo” basta questa figura a volgere in dramma l’atmosfera incantata del paesaggio, e poche altre figure di Benaglia scoprono come questa le carte di una tensione poetica tutta’altro che idilliaca. L’accorgimento del foglio ritagliato, nel rendere più rozzi ed elementari i tratti fisionomistici, accentua il lato grottesco del personaggio, ma l’ironia diventa allarme nel gesto assurdo del suonare uno strumento immaginario, gesto che l’espressione stravolta della vecchia, muta in depressione…”.