Pastelli: Citazioni per mostra di pastelli

Enrico Benaglia presso la Galleria “Edarcom Europa”

a cura di Gabriele Simongini

Nessuno storico dell’arte contemporanea ha saputo svelare i segreti e le particolarità tecniche del pastello quanto Jean Clair. Il critico francese è riuscito a trovare nel pastello una linea di continuità perpetuamente rinnovata, dal passato al presente più attuale. Per questo motivo alcune riflessioni tratte dal suo saggio intitolato ”Elogio del pastello” e pubblicato nel libro “Critica della modernità” (Umberto Alemanni & c., Torino 1992) fanno da pregevole viatico ad una mostra di pastelli di Enrico Benaglia. “La grazia del pastello è di essere al tempo stesso tracciata e macchia, iscrizione e copertura, forma e colore. In essa si abolisce la differenza fra la linea e superficie, fra disegno e colore. La lacerazione vissuta da alcuni dei più grandi pittori di oggi(…)” (pag. 122).

“Il pastello è l’unica risorsa, dotata di uno splendore quanto mai vivo e naturale, capace di produrre dei bianchi e dei neri assoluti e soprattutto di non alterarsi con il tempio(…)” (pag. 123) 

“Contrariamente al disegno, che nasce di getto, progetto differito, continuamente rimandato, contrariamente alla pittura ad olio che a causa dell’azione ritardatrice

Del suo legante autorizza la distrazione e il pentimento, il pastello richiede da parte di colui che lo pratica, un’attenzione tirannica, una presenza tesa e totale, un’abilità particolare, una concentrazione dell’essere paragonato a quello del tiro con l’arco” (pag. 123-124)

“…i suoi colori non sopportano né il miscuglio né la contraddizione. Se mescolate le sue sfumature s’indeboliscono, de ripetute invece si rafforzano. Quest’arte che si è creduta spesso e volentieri l’arte del vago e del vaporoso è in realtà un’arte rigida, fatta d’affermazione di assoluto. Una tale intransigenza offre un rimedio ad un’epoca pronta al compromesso e all’abbandono. L’arte ritroverebbe, grazie ad essa, un certo rigore” (pag.124)

“Ernst Yunger, parlando del piacere stereoscopico” che mette in gioco delle percezioni che, puramente visive all’inizio, si prolungano in sensazioni tattili o epidermiche, è tentato di mettere il pastello nel genere delle arti erotiche, di quelle che sollecitano la sua totalità dei nostri sensi” (pag. 126)