Incisioni: L’incantata metamorfosi del segno nelle incisioni di Enrico Benaglia

a cura di Gabriele Simongini - 2005

“È appunto nell’officina dell’incisione che Benaglia ha, ad esempio, appreso a modulare più evocativamente ed efficacemente il rapporto tra “fondo” e “figura”.

Le mirabili possibilità di connubio tra acquaforte e acquatinta sono esaltate nella loro completezza in incisioni come “Alta marea” (1990), caratterizzata da una felice intuizione in cui si fondono osmoticamente tecnica e immaginazione.

E pur ineccepibili sono gli esiti delle numerose stampe in cavo realizzate unendo acquaforte, acquatinta e vernice molle, specialmente nelle opere incisorie che rifuggono qualsiasi effetto pittorico, fra le quali spiccano, per citarne qualcuna, quella, delicatamente potente, intitolata “La stanza sonora” (1990), il foglio vibrante di segni-sogni pullulanti come organismi naturali di Anna Franch (1992), l’ex libris de “I grandi navigatori” (1996) con le sue raffinate acrobazie segniche memori di Klee.

Tra l’altro – ma l’argomento andrà approfondito in altra sede – proprio in rapporto con certe modulazioni chiaroscurali e plastiche dell’incisione (si pensi alla figura femminile de “L’eclisse”, stampa del 1995) si pone una parte dell’origine della passione scultorea di Benaglia, quella che tuttora dialoga e arricchisce anche la sua dimensione pittorica.”