Il presepe di Enrico Benaglia 

a cura di Alida Maria Sessa

Il presepe che Benaglia ha dedicato al Natale della Provincia nella sala di Palazzo Valentini è un'evocazione mistica che rimanda all' assoluto senza descriverlo, lascia allo spettatore una visione aperta che ne individui il senso.

Con la consueta grazia il pittore romano coniuga il suo mondo poetico con il momento mistico tra i più alti e, senza ombra di dubbio, tra i più cari a tutti noi. La sua Natività ha un' ambientazione singolare in un paesaggio urbano fortemente caratterizzato, che ci riporta al suo ciclo tematico più significativo, quello de " I quartieri dell' anima", contrassegnato da una visione mitica della città. Nella grande tela Gesù nasce a Roma , su un panchina di una piazzetta misteriosa e vuota. Viene al mondo a portarci il suo messaggio di vita e di speranza all' ombra dei pini, tra palazzotti liberty, auto parcheggiate e fontanelle che buttano acqua gorgogliando. Eppure lo spaccato urbano di questa Roma minore, mentre sperimenta una nuova consonanza tra evento divino e vita contemporanea, prevede anche tutti i topos classici del presepe: il silenzio della notte santa, lo splendore dell' evento, il cielo misteriosamente popolato di angeli, le stelle racchiuse o forse riflesse dalle finestre dei palazzi. Ma in questo contesto rigoroso, l' artista romano inserisce un altro carattere di contemporaneità inquieta, dissonante. Due persone si sottraggono al senso di incanto generale, al clima di fede, esprimendo indifferenza e durezza di cuore. Una donna volta le spalle a tutto, porta a spasso il cane fumando, un uomo è affacciato alla finestra, guarda il cielo e non vede, è inconsapevole . Due segnati dalla mancanza di fede.

2011 - Nativita' (olio-su-tela 260x195)

A fare da contrappunto a questo atteggiamento di tristezza infinita, nella grande tela c' è, però, in primo piano una bambina che correndo, porta una grande cometa di carta e trascina il bue e l' asinello verso la Sacra Famiglia. Un' immagine di fede gioiosa, di slancio emotivo, di entusiasmo che riscatta ogni altro abitante del quartiere. E poi, ci sono tanti animali che escono da un giardino condominiale folto come una jungla per venire a rendere omaggio al piccolo Gesù. Secondo Benaglia, i bambini nella loro innocenza e gli animali col loro istinto, riconoscono all'istante la grandezza dell' Evento, lo testimoniano e in più reagiscono e agiscono il sacro a modo loro, con purezza di cuore.

Il tema forte dell' opera è però, tutto nel cerchio magico della Sacra Famiglia. Tra le braccia di una Madonna sorridente, accoccolata sulla panchina, accanto ad un San Giuseppe consapevole e protettivo, a cui s' appoggia fiduciosa, il Bambinello sgambetta felice. Maria di Nazareth è una ragazza per davvero, certo molto speciale, piena di grazia ma ragazza, e Gesù Bambino, secondo Benaglia, non ha ancora malinconie pensose, né premonizioni devastanti, per il momento è soprattutto un bambino bello, sano e freneticamente felice di essere al mondo. Guardano lo spettatore, comunicano gioia . E' questo il carattere veramente innovativo: il presepe benagliano celebra la vita come dono, come assoluto.

Sulla panchina dipinta di verde, scorre l' attimo folgorante fuori dal tempo, prima della Storia, un attimo di pienezza essenziale. Il male è tutto ancora da venire . La vita è. Gesù s' è fatto carne e come noi spalanca per la prima volta sul mondo uno sguardo limpido e carico di stupore. La sua emozione risveglia la nostra , rivediamo attraverso i suoi occhi il mondo, la bellezza del mondo, come se fosse per la prima volta.