“…In ogni opera le azioni, sempre surreali, sembrano sospese senza alcun punto di appoggio in meravigliose cornici, paesaggi naturali e urbani, interni, illuminate in modo omogeneo da fonti invisibili. Il colore del cielo individua ore diurne e notturne emerse da un passato che può non essere mai esistito… Costruire oggetti con materiali poco artistici, la presenza i figure stilizzate, più automi che umane, appartenenti all’iconografia futuristica, può essere stata assimilata dalla scultura di Benaglia, per identità progettuale più che per i risultati. Permanentemente instabile, conseguita un’apparente bidimensionalità, sottile e malleabile come stagnola, lo scultore, quasi estrapolata da una fase del movimento di nudo che scende dalla scala di Marcel Duchamp o da altre opere futuristiche (Balla, Severini, Kupka ecc…), liberadal peso, pare sollevarsi con la leggerezza dei mobiles di Calder”.

Luigina Bortolatto, 2000