Benaglia, negli anni appena trascorsi, ha elaborato a lungo questo tema; ne è sortita un’incredibile (ma poeticamente credibilissima) galleria dei tipi più singolari, generali iracondi, fanciulle trasognate, pupazzi usciti dalle forbici di un bambino fantasioso, dove tra un buco e un ritaglio si affacciava un mondo di vecchi quaderni di scuola, a righe, a quadretti, e svarioni ortografici trasudanti felici e malinconiche infanzie trascorse, ma in realtà, dietro quell’apparenza, tipi che coglievano acutamente sentimenti e psicologie. Nell’ “a solo” basta questa figura a volgere in dramma l’atmosfera incantata del paesaggio, e poche altre figure di Benaglia scoprono come questa le carte di una tensione poetica tutta’altro che idilliaca. L’accorgimento del foglio ritagliato, nel rendere più rozzi ed elementari i tratti fisionomistici, accentua il lato grottesco del personaggio, ma l’ironia diventa allarme nel gesto assurdo del suonare uno strumento immaginario, gesto che l’espressione stravolta della vecchia, muta in depressione…”.

Guido Giuffrè, 1976